I sogni che si avverano

Ti ricordi ancora come era la tua faccia allo specchio durante l’infanzia? Ti ricordi quali fossero le tue fantasie, le tue paure, i tuoi sogni?A me capita di guardarmi allo specchio e cercare di ricordarmi cosa provavo a vedere un bambino riflesso, ma poi immancabilmente scoppio a ridere perchè noto la costante diminuzione di capelli! Però la foto delle mie fantasie e dei miei sogni, e delle paure connesse non è affatto sbiadita, e non è nemmeno seppiata, anzi è più colorata che mai! 

Da piccolo sognavo di tornare a casa da un lavoro non meglio precisato e riabbracciare una moglie affettuosa, bella e dolce, e di avere dei bambini, un maschio e una femmina, e, debbo dire, a parte il numero e il sesso dei pargoli sono felice di poter dire che quel sogno si è avverato e lo vivo tutti i giorni. 

Poi sognavo di andare in Giappone, in un dojo, un luogo sacro tutto circondato di natura selvaggia e seguire gli insegnamenti di un Maestro del Budo. Lui, il maestro dei miei sogni, non era come il nonno di heidi, era serio, a tratti austero, straordinariamente valido perché forgiato nelle fiamme pure della cultura tradizionale giapponese, ma se mi impegnavo dando tutto ciò che avevo nella pratica mi ricompensava con un sorriso affettuoso, quel sorriso che è proprio del mio Maestro, Kenji Shimizu.

Andare a Shimoda, mercoledì scorso, e partecipare al terzo raduno mondiale del Tendoryu, seguire le lezioni del Maestro e avere l’onore straordinario di fare una dimostrazione con i miei studenti, è stato, almeno in parte, il coronamento del sogno di quel bambino che non vedo più allo specchio ma il cui cuore batte ancora nel mio petto. Dico in parte perché non finisce qui, il sogno continua e si colorirà sempre di più, di questo ne sono certo, ad ogni shihoonage, ad ogni ikkyo, ad ogni iriminage e ad ogni kotegaeshi che studierò e praticherò nella mia vita, con la pazienza del contadino che semina e lavora la terra ogni volta, finito il raccolto. 

Però credetemi è stata un’emozione pazzesca, tanto da farmi quasi tremare le gambe, ecco le paure del bimbo che riaffiorano, piacerà? Andrà bene ? Avrò fatto del mio meglio? Come nel sogno anche nella realtà il sorriso è arrivato ed è stato accompagnato da un insegnamento importante datomi dal mio Maestro, che non scriverò qui, ma che metterò in pratica, senza esitazione.

Sono sull’aereo, sto tornando a casa, dalla mia meravigliosa famiglia, e conservo la luce immensa del seme che ho ricevuto in regalo dal Maestro e da tutti i suoi più anziani studenti, che con commovente semplicità ed entusiasmo lo seguono da trent’anni e sono sempre sul tatami, pronti a condividere le proprie esperienze coi più giovani, non parlando, ma sempre sudando insieme, cadendo e rialzandosi, a dispetto di età e condizioni fisiche, ed essendo sempre, sempre disposti ad imparare qualcosa di nuovo. 

E faccio i salti di gioia perché sto tornando al mio dojo sul tatami che calchiamo tutti i giorni, dove facciamo un Aikido meraviglioso, fatto di ritmo, di awase, di kokyu, di atemi, di gioia e dolore, di ripetizione di gesti e di scoperta del nuovo in questi gesti, di umiltà, di studio delle basi e di bellezza, sconfinata bellezza come quella che non è possibile non riconoscere quando si vede Shimizu Sensei e Waka Sensei praticare insieme. Noi facciamo Aikido!

  

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